Il fantasy italiano coi piedi per terra

Storie magiche che non scappano dal reale, ma lo attraversano

C’è un modo (forse non così tanto nuovo ma efficace) di intendere il fantasy, lontano dai castelli scozzesi e dai regni elfi di Tolkien.

È un urban fantasy che cammina tra le pietre dei nostri borghi, che respira polvere, pioggia e memoria.

Un fantasy che ha i piedi per terra, ma il cuore spalancato verso l’invisibile.

E no, non viene dall’estero. È scritto qui, tra Appennini, pianure e mari interiori.

Luoghi dove nei libri puoi trovare un buon fantasy italiano, quello che mescola mito e quotidiano, mistero e storia personale.

In questo articolo voglio raccontarti cosa intendo con questa definizione — e perché credo che romanzi come Universo 25 meritino un posto speciale nella tua libreria.

Alla fine, potrai anche scaricare gratuitamente l’inizio del libro e giudicare tu stesso.

Quando il fantastico è sotto casa

Siamo cresciuti con l’idea che per trovare la magia serva andare lontano. Hogwarts, Narnia, la Terra di Mezzo.

Ma che succede se il bosco magico è a venti minuti da casa?
Se le creature oscure hanno il volto delle nostre paure più intime?
Se il viaggio dell’eroe parte dal bar del paese?

Il fantasy italiano non ha bisogno di inventare nuovi mondi: basta ascoltare meglio il nostro.

Le leggende dimenticate, i rituali contadini, le superstizioni mai del tutto morte.

C’è un’Italia parallela, fatta di racconti sussurrati, di cimiteri senza nomi, di case con un’ombra in più.

E oggi ci sono sempre più romanzi fantasy italiani che decidono di raccontare questo. Di usare il fantastico non per evadere, ma per vedere.

Realismo magico o fantasy italiano?

In molti si chiedono dove finisca il realismo magico e dove cominci il fantasy. Ma forse è una domanda vecchia.

Oggi, soprattutto in Italia, stiamo vedendo una nuova mescolanza: storie che non vogliono più scegliere.

Che non dividono il sacro dal profano, il visibile dall’invisibile. Romanzi che camminano su una soglia, e ci invitano a fare lo stesso.

Ecco allora che i libri, nel fantasy italiano, non hanno bisogno di draghi per essere potenti.

“Bastano” i traumi familiari, la colpa, il silenzio, la voce di una nonna morta che torna nei sogni.

Bastano le montagne, il vento, una chiave dimenticata.

Universo 25: un romanzo che cammina in bilico

Il mio romanzo Universo 25 – Sotto la Montagna nasce proprio da questa esigenza: raccontare una magia concreta, psicologica, profondamente umana, intrecciata a un mistero che si muove tra memoria, paranoia e segreti collettivi.

Ambientato in un borgo reale degli Appennini, Universo 25 parla di un luogo che esiste davvero — ma che nel romanzo assume una doppia identità: una superficie quotidiana, e un sottosuolo oscuro, fatto di corridoi, omissioni e scoperte inquietanti che nessuno vuole guardare troppo da vicino.

Il protagonista, Emiliano Ballardini, non è un eroe classico.

È un uomo (un ragazzo) comune che si trova, quasi suo malgrado, dentro un meccanismo più grande di lui: una comunità che controlla, osserva, registra; una rete di memorie manipolate; un sistema che funziona solo finché tutti dimenticano qualcosa.

E scopre che a volte le ombre del passato non sono metafore, ma strutture reali, vive, che respirano sotto la montagna.

Senza fare spoiler, posso dirti che il libro è un viaggio tra indizi, incubi e rivelazioni che cambiano il modo di guardare il proprio paese.

È anche un atto d’amore per una narrativa italiana che non teme di attraversare la psiche, la solitudine, le ossessioni — usando il fantastico come un vetro incrinato che rivela ciò che normalmente non vediamo.

Perché ci serve oggi il fantasy coi piedi per terra?

Viviamo in un’epoca in cui la realtà sembra già fin troppo surreale. Guerre, crisi ambientali, isolamento, fratture interiori.

In questo contesto, il fantasy può fare due cose: offrirci una fuga, oppure aiutarci a capire.

Io scelgo la seconda via.

I romanzi italiani fantasy non devono imitare determinate formule anglosassoni. Possono — devono — trovare un linguaggio proprio.

Fatto di terra, sangue, odori, simboli e rituali antichi. Devono essere radicati, qui.

Devono nascere dove il terreno trema, dove il passato non è risolto, dove il silenzio è spesso più forte della parola.

È questo il fantasy che voglio leggere. Ed è quello che cerco di scrivere.

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Magari scoprirai che quel borgo ti ricorda qualcosa.

Che certi sogni non erano solo sogni.

Che anche tu, nel profondo, senti il bisogno di attraversare il mistero invece che scappare da esso.

Un nuovo modo di raccontare l’Italia

La narrativa fantastica ha ancora tanto da dire.  Ma solo se smette di voler stupire, e inizia a voler capire.

Solo se torna a guardare la nostra terra, i nostri silenzi, i nostri demoni con occhi nuovi.

Il fantasy italiano, quello coi piedi per terra, non è meno potente. È solo più vicino.

E se ti va, questo è un buon momento per iniziare a leggerlo.

L'autore:

Marco De Biagi, scrittore urban fantasy. Credo che ognuno di noi custodisca un desiderio, un sogno, un obiettivo da raggiungere — e che nessuna esperienza sappia risvegliarlo come una storia ben raccontata.

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